Il tuo obiettivo è decentrato? Come capirlo guardando il monitor

C'è un momento che chiunque lavori con ottiche manuali prima o poi vive: guardi il monitor, l'immagine è a fuoco, eppure qualcosa non torna. Non sapresti dire cosa. Un angolo che resta molliccio, una nitidezza che si sposta quando cambi diaframma, un'ottica del set che sembra respirare diversamente dalle altre.

Nove volte su dieci non è il sensore e non è l'operatore. È la collimazione.

Cosa vuol dire collimare un'ottica

Un obiettivo è una pila di gruppi ottici che devono condividere lo stesso asse. Un asse solo, perfettamente allineato, dal primo elemento all'ultimo. Collimare significa riportare tutti i gruppi su quell'asse e verificare che il piano immagine cada esattamente dove il sistema si aspetta che cada. Se vuoi il quadro completo di cos'è e quando serve, lo abbiamo raccontato in Collimazione ottiche cinematografiche: cos'è e perché è importante.

Quando un gruppo si sposta anche di pochi centesimi di millimetro, l'asse si rompe. L'ottica continua a funzionare, la messa a fuoco continua a girare, ma il risultato non è più simmetrico. Ed è proprio l'asimmetria il sintomo da cercare.

Il decentramento non nasce quasi mai da un evento drammatico. Nasce da anni di trasporti, da un colpo assorbito dal paraluce, da una vite di fissaggio che ha ceduto un decimo, da un gruppo rimontato male in una manutenzione precedente. Le ottiche vintage che arrivano in laboratorio hanno spesso quarant'anni di piccoli urti alle spalle.

I quattro sintomi che vedi sul monitor

Un angolo più morbido degli altri tre. È il segnale più chiaro. Su un'ottica sana la nitidezza cala verso i bordi in modo simmetrico: i quattro angoli si somigliano. Se uno solo resta indietro, o se il lato destro è visibilmente meno definito del sinistro, il gruppo è fuori asse. Attenzione a non confonderlo con il normale calo ai bordi delle ottiche vintage aperte: lì il calo c'è, ma è uguale dappertutto.

Il piano di fuoco è inclinato. Riprendi un muro perfettamente frontale e metti a fuoco al centro. Se un lato dell'inquadratura entra a fuoco e l'altro resta fuori, il piano immagine non è parallelo al sensore. È il sintomo più insidioso, perché sul set lo leggi come un errore di composizione e non come un problema dell'ottica.

La nitidezza si sposta chiudendo il diaframma. Un'ottica decentrata a volte sembra migliorare a f/5.6 e questo è normale, la profondità di campo maschera il difetto. Ma se il punto più nitido dell'inquadratura si sposta mentre chiudi, quella è un'anomalia vera.

Il bokeh è asimmetrico. Le sfere di sfocato lontano dal centro si deformano sempre un po', è l'effetto gatto che tutti conoscono. Il problema è quando si deformano in modo diverso a sinistra e a destra.

Come fare una verifica seria in dieci minuti

Serve una mira di messa a fuoco piatta e abbastanza grande da riempire l'inquadratura — una chart su cavalletto, o in mancanza d'altro una pagina di giornale fissata al muro senza pieghe. Poi:

  1. Macchina su cavalletto, sensore parallelo alla mira. Questa è la parte che tutti sbagliano: se la macchina è storta di due gradi il test non dice niente. Usa una livella, o misura con il metro le due diagonali dal sensore ai bordi della mira.
  2. Diaframma tutto aperto. È lì che i difetti si vedono.
  3. Fuoco al centro, il più preciso possibile. Usa il peaking al massimo e il punch-in.
  4. Senza toccare nulla, ingrandisci i quattro angoli uno per uno e confrontali.
  5. Ripeti a distanza breve e a infinito. Un decentramento può manifestarsi solo a una delle due estremità.

Se tre angoli si somigliano e uno è nettamente diverso, hai la risposta.

Cosa si corregge e cosa no

Un decentramento meccanico — gruppo scivolato, vite allentata, elicoide con gioco — si corregge. Si smonta, si riallinea al banco con collimatore, si rimonta e si verifica. È lavoro di precisione ma è lavoro ordinario.

Un errore di flangia focale, cioè il piano immagine giusto ma nella posizione sbagliata rispetto all'attacco, si corregge con lo shimming: spessori calibrati sotto l'attacco che riportano la distanza al valore nominale. Su un set che deve essere uniforme lente per lente è un intervento praticamente obbligatorio dopo ogni conversione di mount.

Non si corregge un elemento ottico che ha subito un danno fisico: una lente scheggiata o un gruppo cementato che si è separato vanno sostituiti, e su un'ottica fuori produzione questo dipende interamente dalla disponibilità di un donatore.

Una nota sui set

Un'ottica decentrata isolata è un problema. Un set in cui ogni lente ha un decentramento diverso è un problema molto peggiore, perché il carattere cambia da focale a focale e il montaggio non regge. Per questo la collimazione andrebbe verificata su tutto il set insieme e non lente per lente quando qualcuno si lamenta.

Se hai un dubbio su un'ottica o su un set, portacelo: la verifica al banco è veloce e ti diciamo subito se il difetto è correggibile e cosa comporta. Scrivici.

Il servizio

Manutenzione e riparazione ottiche

Ce ne occupiamo noi, in laboratorio a Roma.